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Abdotto dallo SHINE

23 Feb

Pochissime ore di sonno, occhi di cartone e sguardo puntato sulla carrozza del treno vuota.
È così che mi preparo al ritorno a casa, dopo aver suonato fino a poche ore fa allo SHINE, locale della cosiddetta “zona bene” di Napoli.

Ero convinto potesse essere una bella serata, ma devo dire che le mie aspettative sono state anche superate.
Guardavo sul calendario questa data, con la smania di quello che ha iniziato solo da poco tempo a fare questo lavoro. Un’emozione che mi ha accompagnato costantemente tutte le volte che ho messo i dischi nella mia città. Quasi come se avessi una responsabilità verso le mie origini e per chi, come nel caso di questa serata, ha creduto in me, tanto da “spammare” il mio faccione su qualsiasi Social Network per un’intera settimana.

Se possibile, questa volta, l’emozione era anche un po’ diversa, perché mancavo in città (e nn in provincia) da più di un paio di anni e volevo davvero fare bella figura.

Spero di aver rispettato le aspettative dei LOVELY, gruppo organizzativo super affiatato a cui auguro tanti e tanti successi, se possibile anche più di ieri, dove i tavoli in festa erano più di 40 e il locale strabordava.

È stata una grande serata, un ritorno emozionante e porterò dentro di me per molto tempo l’immagine di quelle migliaia di mani al cielo, delle luci dei bengalini e il suono inconfondibile di Napoli che canta quando abbassi di proposito il canale della musica!!

Se c’è una cosa di cui sarò sempre orgoglioso, è quella d’essere Napoletano… Criticano molto questa città, ma il rovescio della medaglia mi conferma che su alcune cose abbiamo proprio una marcia in più 😉

Sono stato abdotto dallo SHINE e rapito totalmente dai LOVELY: una vera e propria sindrome di Stoccolma!!

Vi consiglio vivamente di andare in questo locale e godervelo tutto – ne vale proprio la pena.

GRAZIE A TUTTI!!

Qui di seguito un po’ di foto da backstage, in attesa di quelle ufficiali 😉

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I soliti Buoni Propositi di inizio anno

9 Set

Per quanto ci abbiano impartito che l’inizio dell’anno sia a gennaio, credo di trovare tutti d’accordo quando dico che il vero inizio sia il giorno “1 settembre”, ovvero l’avvento dell’anno commerciale, dove noi tutti puntualmente ci imponiamo la fatidica lista dei buoni propositi.
C’è chi la fa fisicamente, come me, nel senso che si scrive tutto su foglietti volanti o sullo smartphone per paura di perdersi qualche “pezzo” per strada, ma c’è anche chi se ne impartisce un paio e riesce a tenerli a mente. Quasi impossibile invece, impartirsi un buon proposito e nell’immediato compierlo.

Ho fatto il cosiddetto studio sociologico su questo fenomeno e ho capito che “l’ansia da prestazione” che ci prende ad ogni nuovo inizio, che segue il ritorno a casa si chiama “SINDROME DI ULISSE”, ovvero quel senso di spaesamento che segue le vacanze, un esborso economico o semplicemente una pausa lavorativa, come quelle di agosto.
E’ come se il nostro inconscio ci imponesse di trovare nuovi traguardi, stimoli, sfide da raccogliere. E’ come se ci imponessimo di chiederci: “sono ancora capace”, e così prende la voglia di fare di più.
Il problema è che la maggior parte della volte i buoni propositi vanno a farsi friggere, ecco perché ogni anno ci troviamo a ripeterne almeno il 50% dell’anno precedente.

Quelli classici sono: 

  • andare in palestra
  • imparare una nuova lingua
  • realizzare un progetto
  • chiedere un aumento

Ce ne sono sicuramente di altri, ma questi sono quelli che più spesso ci ripetiamo.

Quest’anno io ho voluto cambiare registro, nel senso che mi sono imposto alcuni classici buoni propositi, senza i quali non darei un senso alle mie classiche ambizioni, ma me ne sono dati anche alcuni altri assurdi, talmente fuori dall’ordinario,  almeno per me, che chissà mai possano essere proprio quelli che porterò a termine.
Li condivido volentieri con voi

  • prendere la patente nautica
  • tornare a giocare a tennis regolarmente
  • prendere lezioni di piano

Sì, sono strani, almeno per me, ma se riesco a mettere in pratica almeno uno di quelli sopracitati, allora sarò capace anche di tenere una condizione fisica decente, imparare una nuova lingua o portare a termine un progetto lavorativo che ho nel cassetto da qualche tempo.

Sarà anche una teoria del ca**o, ma a 31 anni, tento anche questa e ne approfitto per suggerire anche a voi di trovare qualche buon proposito strano da concretizzare.
Chissà mai che alla fine ci si riesce.
Provateci!

Immagine

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