Un giorno di Dicembre, non uno come tanti…

24 Lug

Faceva freddo, il mio cuore però forse era ancora più freddo di quella giornata, ma chissà perché quel giorno riponevo dentro di me delle speranze forse nelle quali neppure io credevo troppo. Perché alle favole avevo smesso di credere già da qualche anno, perché la vita, le esperienze, le difficoltà e il non poter mai contare concretamente su qualcuno, se non sulle mie spalle mi aveva fatto credere sino a quel giorno che anche quella sera nulla sarebbe cambiato.

Invece quella sera qualcosa è cambiato, qualcosa mi ha scaldato e quel qualcosa eri tu. Ricordo ancora l’aridità di quella giornata, ricordo ancora i miei genitori che erano venuti a trovarmi a casa e mi dissero: “esci, non pensare a nulla e divertiti, non si sa mai”. Beh, avevano ragione…

Mi sono presentato sotto casa tua pieno di dubbi, pieno di perplessità. Continuavo a dirmi: “ma che cazzo fai?”. Non avevo mai scambiato una frase con te che durasse più di 45 secondi, però quella sera qualcosa mi diceva che dovevo vederti.

Il mio “sesto” senso aveva ragione: tu eri la cosa più bella che in quel momento avrei mai potuto vedere.
Un sorriso che mi ha ipnotizzato appena l’ho visto, un’emozione solo guardare i tuoi occhi, quelli che ancora oggi mi stregano ogni giorno di più, quella sensualità… insomma, di te mi piaceva ogni centimetro del tuo corpo, ma sembrava ci fosse qualcosa che andava aldilà della ragione che mi portava da te.

Ho ripensato tutto questo qualche giorno fa, quando siamo ritornati al John Martin e guardando quel posto dove c’eravamo seduti la prima volta ho capito quanto per la vita dovrò sempre ringraziare il cielo d’averti incontrata.

Ricordo come se fossero ieri tutte le emozioni. Emozioni che contrastavano con la mia cocciutaggine d’aridità che tu cancellavi minuto per minuto mentre giocavi con la tua collana, mentre combattevi con la tua freddezza e le tue difese nei miei confronti.
Entrambi continuavamo a pensare: “ma questo chi è, perché mi piace così, perché non riesco a dire: si è fatto tardi, dai torniamo a casa”.

E’ con questa letterina che voglio ringraziarti per questi primi 7 mesi, per avermi fatto vivere emozioni che neppure pensavo esistessero, per avermi fatto rinascere.

Mi piace pensare a te e riascoltare nella mente queste frasi, quelle che ogni volta che ti guardo continuano a cantare gli Angeli nella mia mente… gli stessi Angeli che ringrazio per avermene mandato uno che non vorrei mai perdere per nulla al mondo.

“Sono qui per farti credere ai miracoli 
sono qui per sovvertire i pronostici 
l’amore è una marea, come distrugge crea 
e tu non puoi respingermi, 
lo sanno anche gli angeli 

Sono qui e adesso son venuto a prenderti 
sono qui se non mi riconosci guardami 
mi amavi già, ora lo sai, non finirà mai 
di una specie estinta noi, 
unici due superstiti”

Immagine

Le lettere più vere si scrivono di getto, senza rileggerle…

Ti Amo Federica, grazie di esistere!

 

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